28 Novembre 2020
Curriculum
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Il mio percorso artistico e professionale

Aldo Filippi, è nato a Pontedera il 05-05-1952 dal 1978 risiede a Marti in provincia di Pisa, nel Comune di Montopoli in val d’Arno.
Dopo aver intrapreso gli studi presso l’Istituto d’Arte di Cascina, nel 1974 va in America dove vi soggiorna per alcuni mesi (Providence, Boston e sull’Isola di Block Island - Rode Island), raccogliendo importanti esperienze.
Già da giovanissimo oltre al disegno, manifesta grande interesse per la fotografia, disciplina che lo affiancherà in tutte le esperienze artistiche e professionali.
Nel 1975 si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Cascina e consegue il diploma di maturità di Arte applicata indirizzo del legno, nello stesso anno partecipa al concorso a cattedre per la materia di discipline pittoriche e consegue l’abilitazione all’insegnamento.
Successivamente si iscrive alla facoltà di architettura, dopo aver sostenuto una serie di esami lascia gli studi per dedicarsi alle attività artistiche.
Nel 1977 intraprende l’attività di ceramista attivando un laboratorio ceramico con lavorazione dell’argilla fino al prodotto finito, si specializza nella foggiatura al tornio, nella smaltatura e invetriatura della maiolica. Conduce questa attività coadiuvato dalla moglie Perla Fiaschi fino al momento dell’immissione in ruolo.
Nell’anno scolastico 1980-1981 ottiene il primo incarico scolastico presso l’Istituto Statale d’Arte “Petrocchi” di Pistoia fino al 1984 sulla cattedra di ebanisteria.
Nel 1986 ottiene l’immissione in ruolo sulla cattedra di discipline pittoriche presso l’Istituto Statale d’Arte “F. Russoli” di Pisa.
Insegna per anni nei vari indirizzi della scuola, sia nell’indirizzo di Pittura e decorazione pittorica, sia nell’indirizzo di grafica, dove tutt’ora mantiene il servizio.
Le materie di cui assolve la funzione di insegnante legate alla disciplina di abilitazione sono: Pittura e decorazione pittorica, progettazione grafica, laboratorio di grafica, laboratorio di fotografia, educazione visiva.
Nei primi anni 80 svolge l’attività di fotografo come collaboratore free lance per il Giornale il TIRRENO, redazione di Pontedera con Riccardo Cardellicchio capo redattore, dove collabora per la fotografia di cronaca e lo sport.
Dalla metà degli anni 80, parallelamente all’attività di insegnante, Aldo Filippi porta avanti uno studio di progettazione grafica e fotografia, realizza una serie di cataloghi per vari artisti del bacino pisano, fra i quali Paolo Ciampini, Paolo Grigò, Francesco Tomassi, Marcantonio Bibbiani, Dolfo, Egidio Innocenti, Paolo Lapi, Daniela Maccheroni e altri.
Nello stesso periodo instaura una collaborazione con l’ufficio stampa del Teatro Verdi di Pisa realizzando una serie di manifesti per le rassegne di Danza e di Prosa, nel 2002 realizza i manifesti di “Città Lirica” per i tre Teatri d Pisa, Lucca e Livorno.
Nel 2004, ancora per il Teatro Verdi di Pisa realizza i materiali fotografici per l’ufficio stampa del teatro e le riprese fotografiche dello spettacolo di Sandro Luporini e Mario Spallino “Il Dottor Céline”, per la prima nazionale al Teatro Rossi di Pisa.
Realizza video, libri e cataloghi per enti privati e pubblici.
Svolge collaborazioni fotografiche con l’associazione Teatrodanza Movimentoinactor.
Nel 2007 realizza la registrazione e il montaggio del video dedicato alla mostra dell’artista Francesco Tomassi, presso il Museo di San Matteo a Pisa.
Nel 2009 realizza la registrazione e il montaggio del video dell’artista Aulo Grandoli, “L’alabastro a Volterra”.
Ha svolto collaborazioni con varie case editrici: Con Sansoni Editore realizza gran parte delle foto e tutte le foto degli apparati didattici del libro scolastico “Orientarsi nell’Arte, lavora con le Tipografie Bandecchi e Vivaldi, Felici Editore, Edizioni ETS.
Ha realizzato anche una serie di loghi per aziende commerciali e istituzioni del territorio, fra questi il marchio-logo per il Campionato Italiano di Ciclismo professionisti del 2004 svoltosi nella provincia di Pisa.
Il marchio per gli “Amici del Teatro di Pisa”.
Il marchio logo dell’Associazione Martinfiera nel Comune di Montopoli in val d’Arno,
I manifesti e il marchio per la rassegna di Teatro danza del Comune di Montopoli in val d’Arno denominato “MEDARTE”, Il marchio dell’olio dei comuni del valdarno.
Dal 1990 come fotografo free lance segue il giro d’Italia nelle tappe di montagna fotografando i campioni degli ultimi decenni.
Ha realizzato le foto del libro di Ilario Luperini dal titolo “Corridori” che ha partecipato al concorso letterario “Bancarella Sport”.
Ha partecipato a mostre sia personali che collettive di fotografia e foto Digital Art,
Dal 20 al 27 ottobre 2012 è al Museo Piaggio di Pontedera, con una esposizione di opere in foto digital Art sulla “Vespa”.
Dal 1 al 7 luglio 2012 è alla mostra internazionale d’Arte Contemporanea “Vanity on Fair” a Marina di Pisa e nelle successive edizioni 2013- 2014 e 2015.
Nel 2012 partecipa alla mostra degli insegnanti Artisti del Liceo Artistico Franco Russoli di Pisa e Cascina, presso il palazzo pretorio di Vicopisano.
Nel 2013 partecipa alla mostra degli insegnanti Artisti del Liceo Artistico Franco Russoli di Pisa e Cascina, presso il Centro Espositivo SMS di Pisa.
Nel 2016, insieme ad altri 5 artisti partecipa Al 1° Simposio internazionale di Ceramica organizzato dal Comune di Calcinaia, dal 29 giugno al 1 luglio.
Nel 2016 dal 14 al 22 settembre partecipa alla Rassegna “Arte allo Scotto” a Pisa presso i Bastioni Sangallo, alla Rassegna artistica della “Compagnia degli Artisti dell’Arno”
Nel settembre 2016 partecipa all’esposizione collettiva al Castello dei Vicari di Lari
Attualmente continua la sua attività di insegnante, parallelamente a quella di artista, impegnato negli incarichi scolastici presso il Liceo Artistico F. Russoli di Pisa e Cascina, presso la sede di Pisa, come responsabile della funzione strumentale “Eventi e Mostre” e come collaboratore della Dirigente Scolastica.

Testo critico della mostra alla Torre degli Upezzinghi a Calcinaia, dicembre 2016

Aldo Filippi: maestria artigianale e fecondità inventiva.
di
Ilario Luperini

Vera passione verso i materiali e le tecniche dell’arte, raffinata inventiva, consapevolezza delle trasformazioni storiche caratterizzano l’attuale produzione di Aldo Filippi. La sua strada è segnata da spiccate capacità artigianali unite a frequenti spunti di genialità creativa, ampiamente ed efficacemente testimoniate dagli oggetti e dalle opere esposte in questa occasione.
Colpiscono con immediatezza l’equilibrio compositivo, l’armonia cromatica, l’articolata indagine psicologica di alcuni suoi ritratti fotografici: intensità degli sguardi, inquadrature inconsuete e talora azzardate, attenta definizione dei dettagli, approfonditi tagli prospettici. Vere e proprie sculture fotografiche che emergono con inusitata intensità emotiva dagli uniformi fondi neri. Nelle foto d’ambiente l’immagine viene composta con scrupolo formale e capacità tecnica, dopo che, in fase di ripresa, particolare attenzione è stata rivolta all’uso delle focali, agli effetti di luce e ombra, alla profondità di campo.
Consapevolezza storica, si diceva. Aldo Filippi ben conosce la lunga storia della fotografia: dalle polveri-lampo, la luce al magnesio, l'acetilene, alle sfocature volute, alla solarizzazione, all'esaltazione granulimetrica , le sovrimpressioni, la successione cinematografica delle singole immagini.
Oggi Filippi, consapevole di tutto ciò, lavora con acume e maestria con la fotografia digitale. Con lo stesso acume e la stessa maestria con cui ha sperimentato nel passato i vari passaggi dallo scatto alla camera oscura. Raffinata cura del provetto artigiano; notevole genialità dell’inventore di immagini. Filippi riesce a uscire dal semplice tecnicismo grazie a un’ istintiva capacità di reinvenzione interiore dell’immagine e a un delicato senso estetico. Le figure si sdoppiano e dalle flessuose movenze della foto di partenza si originano graffianti simulacri affidati a un segno incisivo mosso da lievi cromatismi. Oppure è l’immagine stessa che diviene trasparente sostanza, in un fantasmagorico gioco di coloratissime armonie in primo piano. O, ancora, vibranti elaborazioni segniche prendono il posto dei volti, a sottolineare il rischio della perdita d’identità in cui l’illusoria civiltà dell’apparire ci trascina vorticosamente.
In alcune immagini è il poetico contrappunto tra bianco/nero e colore a costruire i rapporti armonici e l’equilibrio tra le parti, suscitando meraviglia e ponendo le condizioni per un’alta adesione emotiva.
Altri percorsi lo conquistano: disegnare sulla tavoletta elettronica, utilizzare con padronanza le potenzialità che le attuali stupefacenti tecnologie offrono a chi a loro si avvicina – come lui fa - con la modestia e l’entusiasmo del neofita in possesso di eccezionali capacità di elaborazione fantastica. Accentuazioni chiaroscurali, rapporti compositivi, gradazioni della scala cromatica divengono esercizi di stile non fini a se stessi e compiaciuti, ma provvisorie tappe di una continua compassata ricerca di armonia; segno di un’interiore esigenza di pacificazione, di serenità, di composizione dei contrari.
E un convincente fil rouge congiunge queste sperimentazioni con quell’artigianato di alta qualità che nel passato, ma anche ora, ha rappresentato e rappresenta un altro entusiasmante campo di attività di Aldo Filippi: la creazione di oggetti ceramici frutto, anch’essi, di ammirevole fecondità inventiva. Vassoi, vasi, piatti appaiono di assoluta originalità per i decori, i tagli, le composizioni. Un filone che trae origine da lontano, quando, dopo il diploma di maturità artistica, Aldo aveva tentato, insieme alla sua compagna, la strada di un laboratorio di elevata qualità: dal tornio alla rifinitura a mano e all’invenzione di forme che umilmente provavano a unificare bello e utile, sulla scorta degli insegnamenti acquisiti nell’Istituto d’Arte di Cascina. E ci riuscivano meravigliosamente, nel solco di un proficuo rapporto tra raffinato design e sperimentata manualità artigianale.
Dunque, una personalità poliedrica, ancora oggi sostenuta da entusiasmo, perizia tecnica, genialità, desiderio di captare e interpretare i continui, imprevedibili flussi della cultura artistica dei nostri tempi.







Testo critico della Mostra "Officina dell'immagine" Marti - fotografie di vita quotidiana del XX secolo a cura di Ilario Luperini. Luglio 2014

Aldo Filippi alla ricerca di un nuovo umanesimo.

di
Ilario Luperini

Certo, la fotografia ne ha fatta di strada!
Si legge in un manualetto pratico dell'Editrice Sanzogno nel 1897:" La fotografia, che significa scrittura per mezzo della luce, è quella fra le arti belle che insegna a servirsi della luce per ottenere stabilmente delle immagini di oggetti da essa illuminati. In tali riproduzioni, la matita solare subentra a quella di grafite del disegnatore, e con maggiore rapidità esattezza e verità".
A distanza di un secolo Andreas Feininger, sempre con intenzioni divulgative e didascaliche, ha affermato, invece, che "la fotografia è parola attraverso immagini, forma recente della più antica comunicazione per figure".
Da serva delle arti, come sosteneva Baudelaire, a una delle arti belle, attraverso Henry Peach Robinson, Alfred Stieglitz, Man Ray, Robert Capa, Anton Giulio Bragaglia, Henri Cartier Bresson e tanti, tanti altri.
Dalle polveri-lampo, la luce al magnesio, l'acetilene, alle sfocature volute, alla solarizzazione, all'esaltazione granulimetrica , le sovrimpressioni, la successione cinematografica delle singole immagini, la fotografia digitale.
Una lunghissima e intensa strada, tracciata attraverso opuscoli, libri, guide, manuali che hanno contribuito al rapido moltiplicarsi di dilettanti e appassionati, circoli e club, associazioni di categoria, safari fotografici in cui il babbo ha trascinato e continua a trascinare la famiglia, caricati sull'auto moglie, figlioli, panini e, naturalmente, l'immancabile, sofisticatissima attrezzatura.
Difficile, dunque, parlare oggi di fotografia: si rischia di cadere nella banalità, in affermazioni scontate e ripetitive.
Non è questo il caso di Aldo Filippi. Dotato di raffinata sensibilità per tutti gli aspetti del linguaggio attraverso immagini, in virtù di una formazione specifica che gli ha fatto sempre apprezzare quanto importante sia l’ampiezza delle conoscenze per una creatività ricca e articolata, Filippi ha coltivato da sempre un interesse specifico per l’uso creativo della macchina fotografica; non tanto per la rappresentazione del vero, quanto per la sua trasfigurazione in una dimensione immaginifica in cui la fantasia e la genialità trovano la loro naturale sede. La scelta dei soggetti, le particolari inquadrature, lo studio dei rapporti cromatici, gli equilibri compositivi lo hanno caratterizzato da sempre nel suo lungo e complesso lavoro. Col passare del tempo Aldo Filippi ha raffinato le sue capacità di cogliere la realtà nel profondo, alla scoperta dell’essere piuttosto che dell’apparire. Le sue foto sono, infatti, sempre frammenti di realtà trasfigurata e immaginata, operazione evidente soprattutto quando elabora le immagini con interventi di gestuale grafia su foto digitali, come nelle ultime originali sue opere, di recente presentate al Museo Piaggio.
In questa occasione entra in campo un’altra dimensione del suo lavoro: la memoria.
La memoria intesa come insieme di vite vissute, la memoria come giacimento culturale e stimolo alla creatività. Non ripiegamento nostalgico per il bel tempo che fu; la memoria come ponte tra passato e futuro.
Eccolo allora alla ricerca di immagini, non tanto per celebrare il passato con malinconiche reminiscenze, ma per costruire – o, meglio – ricostruire l’identità di un paese, di una comunità, per trarne insegnamento in un’epoca, come la nostra, di sconvolgenti innovazioni tecnologiche che rischiano di travolgere tutti i valori della tradizione. E la sua paziente ricostruzione non ha niente di folcloristico, ma è stimolata da una decisa volontà di coinvolgere per aiutare a uscire dall’indifferenza, dall’abulia, dagli egoismi; alla riscoperta della solidarietà.
Allora che cosa di meglio che inserire gigantografie di immagini del passato nei luoghi più significativi del paese in cui vive? Stimolare ricordi, riconoscere personaggi, luoghi, situazioni, ricorrenze; chiamare a riconoscersi, a riflettere, a pensare, a scoprire che cosa può ancora legare un passato - neppure, del resto, così lontano - alla complessità del vivere oggi. Tutte foto rigorosamente in bianco e nero identificative di un’epoca: dagli anni Venti - Trenta agli inizi degli anni Settanta.
Con questo suo lavoro, Filippi ripercorre con freschezza e nuova lena esperienze condotte nel nostro paese già da tempo: investire i muri, gli anfratti, le edicole, le viuzze, i luoghi di incontro, di immagini tratte dal vivere quotidiano. Ma l’intento di Aldo Filippi – e in ciò consiste la sua indubbia originalità – è di creare un virtuoso circuito di fraternità. La scelta delle foto, la studiata collocazione, la calibrata distribuzione nel paese, determinano un percorso figurale di progressivo coinvolgimento intorno a valori auspicabilmente condivisi. Immagini che fanno riflettere, più e meglio dei numerosi fiumi di parole spesi su questo delicato argomento.
Il suo paziente, continuativo, sottile, delicato lavoro, in conclusione, non si mantiene in superficie, ma ha la modestia e, insieme, la giusta ambizione di scavare nel profondo, alla ricerca di un nuovo umanesimo che salvi dall’incombente rischio di imbarbarimento dei rapporti tra le persone.



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